13 HOURS THE SECRET SOLDIERS OF BENGHAZI

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NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE LIBICO

Libia, 2012. Dopo la caduta del dittatore Mu’ammar Gheddafi la nazione è più che mai nel caos, divisa e dilaniata da lotte intestine per il 13-hours-movie-v2-feature-heropotere, depositi di armi e munizioni saccheggiati, ambasciate evacuate, il territorio considerato tra i più rischiosi a livello mondiale.

A Bengasi gli Stati Uniti sono comunque presenti con un compound diplomatico e una seconda grande villa affittata a breve distanza, base fin troppo nota della CIA denominata “Annex”. Con poliziotti locali ben poco affidabili tutti confidano nel piccolo presidio di ex delle forze speciali dell’esercito americano. In uno status quo ad altissima tensione giunge in città il contractor Jack “Da” Silva (John Krasinski) il quale, non senza difficoltà, raggiunge Annex prendendo servizio.

13-hours-movie-ff-018rlcA estremisti invasati, kamikaze e pazzi furiosi si contrappongono le “Brigate Martiri 17 febbraio”, gli unici civili in armi a difesa del suolo libico pronti ad appoggiare gli statunitensi. L’arrivo dell’ambasciatore americano J. Christopher Stevens (Matt Letscher) con l’incarico di mantenere aperto il canale diplomatico fa precipitare rapidamente la situazione sino a quando, la sera dell’undicesimo anniversario della tragedia delle Torri Gemelle, un vasto commando armato invaderà prima la residenza di Stevens tentando poi l’assalto alla roccaforte CIA.

Tra gli eventi bellici realmente accaduti cui sono legati atti di inusitato eroismo c’è anche la tragedia dell’11 settembre 2012 a Bengasi, pochi formidabili soldati si ritrovarono accerchiati da forze belligeranti resistendo per un’intera notte in attesa di un’evacuazione che giunse dopo 13 ore di sanguinosi combattimenti. Il film, passato maledettamente in sordina in Italia, è il racconto vissuto attraverso gli occhi di quei soldati, uomini chiamati a difesa di un perimetro dai confini fisici e morali sempre più labili.13 HOURS: THE SECRET SOLDIERS OF BENGHAZI

Esperienza sul campo, eroismo e sangue freddo evitarono il peggio nonostante la storia sia testimone di caduti tra cui lo stesso ambasciatore, devastato dall’assalto alla villa in cui era asserragliato a cui i terroristi avevano dato fuoco.

Non credo di essere l’unico ad avere storto il naso quando ho scoperto che il regista di “13 Hours” era Michael Bay, veterano di popcorn movie molti dei quali usa e getta come il discutibile “Pearl Harbor” (2001), fabbricatore di blockbuster miliardari e curatore della saga dei Transformers. Che la scelta di produrre “13 Hours”, tratto dall’omonimo libro di Mitchell Zuckoff, sia giunta o meno sulla scia del successo di film come “American Sniper” ha per me poco peso, dal momento che Bay ci ha messo del suo e non sono affatto d’accordo coi detrattori che lo hanno velocemente scaricato bollando come difetti ciò che in parte ritengo invece essere pregi di un cineasta che ha dimostrato doti di eccellenza.

13-hours-movie-ff-083lcRetorico, superficiale, portabandiera del motto ‘Dulce et decorum est pro patria mori – Dolce e dignitoso morire per la patria’ (da le Odi di Orazio), machisticamente insulso con qualche dialogo ai limiti del surreale (‘Finché faccio la cosa giusta Dio mi proteggerà?’). Non nego i lati deboli ma concentrandosi troppo su di essi si perde di vista il quadro generale, a meno che non si abbia alcuna voglia di essere coinvolti in una narrazione entusiasmante ed epica nonostante falle e controindicazioni di una sceneggiatura lungi dall’essere perfetta.

Uno spettacolo che mi ha lasciato più che un tiepido e scolorito ricordo con le maestranze, Bay in prima fila, a creare empatia coi personaggi 13 Hours Image 2principali della storia e in particolare Jack “Da” Silva, felice di poter dare una mano alla propria famiglia in difficoltà economiche e allo stesso tempo sofferente per la distanza che lo divide dai propri cari. Psicologia spicciola, frammenti di esistenze difficili eppure mi sono appassionato velocemente a quegli uomini, non perché americani ma perché capaci di mettere in gioco la propria vita a favore di un misconosciuto prossimo per il quale alcuni hanno morso la polvere.

Produzione con ‘basso’ budget da 50 milioni di dollari per un risultato che a malapena ha consentito di andare a break even con incasso worldwide attorno ai 65 milioni di dollari (“American Sniper” raccolse oltre 100 milioni di dollari), il più basso in assoluto per un’opera di Bay. Nel corso del’ultimo decennio non sono poi molti i cineasti (e ancor meno i film) in grado di creare le giuste suggestioni belliche senza forzare la mano nel delicato incedere tra romanzo e verità, rimanendo il più possibile neutrali nel giudizio e “13 Hours” è entrato di diritto nel novero delle opere che avrò il piacere di rivedere.

movie-scene3Tecnicamente il Blu-ray con il film è superbo, immagini nel formato originale 2.40:1 (codifica video AVC/MPEG-4 a 23.97 fps), risalto eccellente dei frame con senso di profondità di campo, percezione elementi anche in secondo piano nonostante la maggior parte delle riprese sia stata realizzata di notte.

La scelta di centralizzare il prodotto ha vincolato la sezione audio per italiano e svariate altre lingue movie-scene2nel solo Dolby Digital 5.1 canali (640 kbps), di dignitosa resa, per lasciare maggiore spazio all’originale inglese che si fregia dell’innovativa codifica Dolby ATMOS anche a 12.1 canali retro compatibile Dolby TrueHD 7.1 canali, esplosiva e unico modo per glorificare l’incredibile lavoro di missaggio tra dialoghi, effetti e musiche.

L’edizione Universal Home Video è disponibile su DVD ma soprattutto Blu-ray. La pubblicazione in alta definizione è quella che lascia l’amaro in bocca dal momento che i quasi 150 minuti di film hanno costretto a spostare tutti gli extra su un secondo Blu-ray escluso da quella distribuita in Italia quindi totalmente priva di supplementi, peraltro piuttosto corposi e recuperabili all’estero.

Claudio Pofi

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