ARRIVAL – Grido d’aiuto 3000 anni nel futuro

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AL CINEMA – ARRIVAL

Louise Banks (Amy Adams) è linguista e insegnante universitaria con trascorsi di collaborazione col governo americano la cui esistenza prende una radicale svolta nel momento in cui la Terra è testimone dell’avvento di 12 astronavi aliene. arrival 2

Parte di un team volto a stendere un ponte di comunicazione coi misteriosi visitatori, assieme allo scienziato Ian Donnelly (Jeremy Renner) Louise si spingerà più lontano di qualsiasi altro studioso, intraprendendo un viaggio alla scoperta del suo futuro da cui dipenderanno non solo le sorti del primo contatto extraterrestre.

Da non confondersi col divertente “The Arrival” di David Twohy (1996), il nuovo film del geniale Denis Villeneuve, cha ha alle spalle due magnifiche opere come “Prisoners” e “Sicario”, lavora sulla sceneggiatura di Eric Heisserer (regia e sceneggiatura di “Hours”, script per il prequel de “La cosa”) lontano da capisaldi SF mainstream e non certo una ‘americanata’ come beceramente definita da qualcuno.

arrival 3In passato l’arrivo di alieni sul nostro pianeta è stato più e più volte narrato con alterni esiti artistici, opere condizionate dal momento storico come “Ultimatum alla Terra” di Robert Wise (in piena guerra fredda), fantascienza più di cassetta tra classicismo e sogno stellare in “Contact” di Robert Zemeckis, da osservatori e sognatori della volta celeste nel toccante “Incontri ravvicinati del III tipo” di Spielberg, il capolavoro assoluto “2001: Odissea nello spazio” del compianto maestro Kubrick ma anche il formidabile “Monsters”, esordio registico di Gareth Edwards con una fisionomia aliena solo apparentemente prossima ai due “Tom” e “Jerry” di questo “Arrival” (in originale “Abbot” e “Costello”, i nostri Gianni e Pinotto). Realizzare quindi una convincente opera di fascinazione sull’ignoto spaziale per giunta plasmandola in forma autoriale è sempre più complesso ed economicamente rischioso.

L’approccio tra script e regia mi ha ricordato molto la poetica visiva di Terrence Malick, senza che per questo venisse meno l’originalità tipica di Villeneuve, il arrival 4saper indugiare ed enfatizzare il momento evitando di scivolare in sterili manierismi, catturando l’attenzione dello spettatore in un racconto carico d’intensità emotiva, che muove lieve attraverso il drammatico spaccato di vita di una donna chiamata a compiere scelte davvero difficili.

Sublime la cinematografia di Bradford Young (“Selma”, “1981 indagine a New York”, “La grande partita”), il ricco e intenso contrappunto musicale dell’islandese Jóhann Jóhannsson, collaboratore di
lungo corso di Villeneuve che tra gli altri ha mirabilmente musicato il formidabile “Sicario”. Effetti speciali e visuali da Oscar col coinvolgimento di numerose factory tra cui Folks VFX, Rodeo FX, Hybride e Alchemy 24.

Da non perdere.

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