AUTORI – SYD BARRETT

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AUTORI – SYD BARRETT

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Roger Keith Barrett nasce il 6 gennaio ‘46 a Glisson Road, Cambrige, Inghilterra. Quarto di cinque figli, di famiglia benestante, padre medico dal quale pare avere ereditato le stesse doti pittoriche al punto da seguire lezioni private. Roger ha un carattere forte che sa imporsi, a undici anni vede nella pittura tutta la sua vita ma una nuova svolta arriva tre anni dopo con la musica. Convince i genitori ad acquistargli una chitarra e ne inizia uno studio ossessivo, coinvolge amici di quartiere coi quali cerca di mettere insieme strampalate composizioni. Frequenta un locale jazz della zona chiamato Riverside dove viene riconosciuto da tutti con il diminutivo di Syd; non perde occasione per studiare i musicisti che vi si esibiscono tra i quali il batterista Sid ‘The Beat’ Barrett. L’adolescenza per lui è quella di tanti suoi coetanei vissuta tra la scoperta di sesso, alcol e fumo. Ha l’inventiva di mettere in piedi quasi per scherzo una band che ha proprio per questo ben poca vita.

A Cambridge all’età di 17 anni quando assiste per la prima volta a un concerto di un gruppo semisconosciuto chiamato Syd4Rolling Stones, incontra Mick Jagger col quale parla di musica e mode musicali ma il tempo della gloria per Syd è ancora di la da venire. Gli amici notano in lui un cambiamento nello stile nel dipingere che vira verso lidi più astratti e metafisici come sottolinea l’amico Gordon nel fatidico 1964, anno in cui viene a formarsi la band Leonard’s Lodgers composta da Syd Barrett, Roger Waters, Rick Wright, Nick Mason e Bob Klose. È lo stesso Syd a ribattezzarla Pink Floyd, idea nata dall’unione dei nomi di due musicist blues, Floyd Council e Pink Anderson.

Inevitabile la scelta di Barrett per la musica dal momento che l’unica altra possibilità di carriera sarebbe legata all’insegnamento della pittura. Le qualità del gruppo progrediscono man mano che l’esperienza nel suonare e nel comporre insieme si rafforzano ma al tempo stesso la stabilità di Syd è minata dall’assunzione pesante di LSD, delle cui controindicazioni sul cervello all’epoca non si avevano notizie. La vena intellettuale di Barrett soffre per attacchi di violenza legata all’uso degli allucinogeni che lo spinge a un atteggiamento alquanto anarchico verso mondo e istituzioni. I Pink Floyd non concentrano il proprio estro unicamente nella musica ma mettono insieme spettacoli dove le note fanno da contrappunto a colorate scenografie miste a immagini e passaggi di luci nella piena glorificazione della psichedelia del momento. Si esibiscono in un locale chiamato UFO e il loro primo brano “Arnold Layne” firmato Syd Barrett non canta la consueta manfrina d’amore bensì narra di un uomo che ama indossare abiti da donna rubati. Syd nel frattempo è sempre più vinto dagli stupefacenti intraprendendo un cammino di disgregazione totale. Repentini atteggiamenti dissociativi durante gli spettacoli, cambi di umore abbandonando il palco nel bel mezzo dei concerti davanti ad allibite platee segnano già l’inizio della fine.

Syd15Barrett è ancora della partita quando i Pink Floyd approdano al successo col primo album “The Piper At The Gates Of Dawn”, brani intrisi della caleidoscopica visione musicale dei componenti della band che risente ancora della presenza artistica di Syd. Concede solo qualche raro accordo sul palco, introverso, smette di accompagnare il gruppo con la voce. Entra in scena nei Pink Floyd la figura di David Gilmour, chiamato a rinforzare la band. Cinque sono i concerti che vanno in scena prima dell’allontanamento definitivo. L’uso di stupefacenti prima e dopo le esibizioni non era un segreto ma un evento di quel periodo è ricordato per la sua violenza: Barrett esce per ultimo sul palco dopo essersi cosparso i capelli di brillantina mista ad allucinogeni che ebbero un effetto devastante una volta che la mistura prese a sciogliersi sul suo viso per il calore emanato dal corpo e dalle luci. Le ultime immagini del musicista in seno alla band sono legate a un servizio fotografico dove è ritratto sfocato dietro il resto dei componenti, figura fantasma che aleggia angosciante dietro tutti.

Il secondo album dei Floyd “A Saucerful Of Secrets” di Barrett contiene il solo brano Jugband Blues che segna il definitivo abbandono. Non fu un allontanamento facile mentre Barrett pare riparare in casa di amici abitudinari consumatori di droghe. I Pink Floyd oramai capitanati da Gilmour e Waters gli dedicano l’intero album “Wish You Were Here”, successivo al capolavoro “Dark Side Of The Moon” con testi emblematici come Shine On You Crazy Diamond e l’omonimo brano che da il titolo al disco.syd7

Nonostante problemi psichiatrici e di dipendenza dalle droghe, Syd pare non darsi per vinto e sotto la guida di manager amici come Peter Jenner e Malcom Jones mette insieme tra maggio e luglio ’68 i brani che compongono il folle e cupo progetto “Madcap Laughs” del ’70, considerato privo di coerenza. Un insieme scalcinato di musica e testi senza senso, durante le esecuzioni si ode in sottofondo il rumore delle pagine degli spartiti, una voce strozzata balbetta i testi. Nonostante il responso negativo di critica e pubblico l’artista non si perde d’animo rientrando nuovamente in studio e mettendo insieme in soli sei mesi nuove composizioni che andranno a formare l’album da solista più bello: “Barrett” del 1970, per cui ancora oggi è ricordato. Una fortuna legata al pregiato gruppo di musicisti che vi hanno collaborato e che vanno dal trio floydiano Waters, Gilmour e Wright oltre a Robert Wyatt, Hugh Hopper e Mike Ratledge dei Soft Machine oltrea al batterista Willie Wilson dei Quiver. Musica rock in un cromatismo musicale non più dissonante ma dal taglio sapidamente intellettuale. Un pastiche folk, country, boogie jazz di cui sono intrisi brani come Terrapin e Love You. La dissonante composizione No Man’s Land fa da contraltare all’epicità tipica di gruppi come i Velvet Underground mentre Dark Globe avvolge con protervia acustica. Lavoro che riscosse notevole successo di critica a dimostrazione di quanto talento ancora giacesse sotto le ceneri di una vita bruciata dall’acido. Ma a Syd non importa quanto accade intorno a lui e decide di ritirarsi definitivamente nella città natale a Cambridge.

Syd19_nel 70Vive nel seminterrato della casa dei genitori, non sposa la fidanzata Gayla dando letteralmente i numeri con l’ascesa dei Floyd al successo e al mito. L’artista psichedelico amato quanto odiato scompare quasi del tutto dalla scena pubblica e musicale dopo aver tentato, all’età di 24 anni, di far parte per l’ultima volta di una band, gli Stars. Le critiche eccessivamente pesanti ne minarono le già precarie condizioni psichiche impedendogli di trovare la giusta ispirazione per un terzo album da solista, mai realizzato. Dal periodo psichedelico e devastanti consumi di droghe Barrett è uscito purtroppo piuttosto malconcio. Si è perso il conto del numero dei ricoveri in istituti psichiatrici, auto relegatosi nella casa natale dalla quale esce raramente mentre voci altrettanto deliranti parlano di un suo possibile ritorno alla musica. A distanza di diciotto anni da “Barrett” la Emi ha pubblicato nel 1988 una raccolta di inediti intitolata “Opel”, presente successivamente nel cofanetto contenente i due album da solista. I siti internet non ufficiali su Barrett continuano a proliferare ma dell’artista non vi è più traccia.

Claudio Pofi

DISCOGRAFIA

– “The Piper At The Gates Of Dawn” (1967) – con i Pink Floyd

– “A Saucerful Of Secrets” (1968) – con i Pink Floyd

– “The Madcap Laughs” (1970)

– “Barrett” (1970)

– “Opel” (1988) – raccolta di inediti

– “The Best Of Syd Barrett: Wouldn’t You Miss Me” (2001) raccolta 

– “Octopus: The Best Of Syd Barrett” (2003) raccolta

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