BRYAN ADAMS – ROOM SERVICE LIVE

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LIVE – BRYAN ADAMS

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Dopo una breve pausa dedicata all’arte nella fotografia e ai ritratti del mondo femminile il rocker canadese rientra in scena con la musica a breve distanza dall’uscita del nuovo album “Room Service”

Non l’avevamo dimenticato, ne lui si è dimenticato quanto faccia bene la musica sanguigna. Dopo quasi tre anni di silenzio e prima del lancio dell’ultimo album Bryan aveva pensato bene di riprendere la chitarra in una turnè che più di tutti ha sorpreso proprio lui per la calda Bryan_Room Service live_2accoglienza da parte dei fan di sempre e che non possiamo che confermare per la data milanese dell’8 aprile 2004. Durante i chilometri percorsi con il (solito) grande cuore palpitante musica vengono messi insieme i brani che vanno a comporre “Room Service”, una genesi (in)solita in quanto registrato proprio nei backstage e alberghi di tutta europa, compreso il Four Seasons di Milano oltre che ad Alberta in Canada. Dai primi anni ’80 sino ad oggi la musica rock di Bryan Adams ha superato quota 45 milioni di dischi venduti a partire dallo splendido terzo album “Cuts Like A Knife” dell’83 e tracks come Straight From The Heart e What’s It Gonna Be proseguendo poi con il capolavoro “Reckless” dell’84 che si impone con oltre 8 milioni di copie vendute e brani della caratura di Run To You, It’s Only Love in duetto con la mitica Tina Turner e ancora Summer Of ’69 ed Heaven. La carriera da quel momento viaggia un anno folgorante dietro l’altro ad esclusione (forse) di una sorta di pausa riflessiva con l’album “Into The Fire” del 1987 a precedere un altro colossale successo come “Wakin’ Up The Neighbours” del 1991. Altre dieci milioni di copie e il fortunato sodalizio con un grande produttore come Robert Mutt Lange. Il nostro trova anche spazio per comporre musiche per il cinema, All For One per “La maschera di ferro” e il lungometraggio animato “Spirit” della DreamWorks.

Con l’estate agli sgoccioli giungiamo all’interno del MazdaPalace a Milano la sera del 13 settembre per la data milanese delle tre previste nel nostro Paese cui seguiranno Torino il 14 e Genova il 15. Il palazzetto è quasi completamente gremito in ogni ordine di posto, impossibile riuscire a capire quale potrebbe essere l’età media dei fan presenti: davanti a noi due attempati cinquantenni, di fianco una giovane coppia e poco più in la un gruppo di donne sulla quarantina, fan di ieri e di oggi tutti in trepidante attesa.

Bryan_Room Service live_5Prima dell’inizio del concerto sale sul palco il gruppo di Daniel Powter, assurto a fama e notorietà con l’ottimo singolo Bad Day e che dichiara essere lui stesso cresciuto con la musica di Bryan. Riscuote consensi da un pubblico che arriva caldo al punto giusto per l’inizio dello spettacolo, sono le 21.40.

Chi ha assistito in passato alle esibizioni di Bryan ha avuto modo di rendersi conto quanto importante per l’artista sia in primis la musica ancor più di variopinte e complesse scenografie che tendono per contro a spostare il baricentro dello spettacolo dalla musica. Il massimo della complessità all’interno di un tour è stato raggiunto per “Wakin’ Up The Neighbours”, passato per il Forum di Assago (Mi) dove era presente un secondo mini palco in mezzo al pubblico da cui spuntava l’intera band nel bel mezzo del concerto.

Stavolta troviamo due schermi posti ai lati a ritrarre più da vicino lo show, sullo sfondo una leggera drapperia rossa. Salgono in scena i cinque musicisti: Bryan Adams chitarra e voce, il maestro Keith Scott voce e lead guitar, il batterista Mickey Curry, Norm Fisher al basso e Gary Breit alle tastiere. Tutti indistintamente vestiti con jeans blu e maglietta maniche corte nera.

Il palco del Mazda, prima noto come PalaTrussardi, Bryan lo ha calcato diverse volte e anche se gli spettatori erano pochi, forse qualcuno Bryan_Room Service live_6ricorderà il festival musicale che vi si tenne tanti anni prima (a cui parteciparono anche Los Lobos e il compianto Stevie Ray Vaughan) quando durante la sua esibizione continuava a saltare la corrente.

Si attacca alla grande con Room Service passando poi a una vecchia gloria come Somebody arrangiata più lentamente. Curry alla batteria ci sembra un po’ legato e sofferente almeno i primi minuti prima di dare fuoco alle polveri. Poi Open Road da “Room Service” mentre Bryan tira fuori dalla tasca l’armonica a bocca. Si prosegue con 18 Till I Die, Let’s Make A Night To Remember con il pubblico a fare da coro e la band ad ascoltare seguita da Can’t Stop This Thing We Started da “Waking Up The Neighbours”. Tutti brani suonati con la grande grinta di sempre mentre il cantante corre da un lato all’altro del palco attrezzato con altrettanti microfoni. È il momento di Kids Wanna Rock suonato furiosamente mentre Scott pizzica le corde della chitarra con i denti, poi i toni sono smorzati da Back To You in versione acustica. Ovazione incontenibile per Summer Of ’69 in parte in versione unplugged. Struggente (Everything I Do) I Do It For You in una long version cui segue Cuts Like A Knife che non risente per nulla il peso degli anni. Dopo una breve pausa Bryan coinvolge il pubblico scegliendo tra le prime file Valentina, una ragazza invitata sul palco con cui duetta in Baby When You’re Gone. All I Want Is You e la sempreverde Heaven con accompagnamento di chitarra acustica sono surclassate dal grande pathos generato dall’interpretazione di I’m Ready da “Cuts Like A Knife” dove Bryan suona nuovamente l’armonica e Keith Scott lo accompagna con la spanish guitar. Si chiude in bellezza la parte ufficiale del concerto con i fragorosi It’s Only Love e The Only Things That Looks Good On Me Is You.

Bryan_Room Service live_7Cinque i bis altrettanto notevoli: Cloud Number Nine, Run To You, Straight From The Heart che Bryan tiene a ricordare come il primo brano mai composto, All For Love salutando infine il pubblico sulle note della versione unplugged di Room Service. Sono le 22.30, l’adrenalina scorre ancora forte nelle vene e la gioia incommensurabile di avere assistito a un concerto di un quarantaseienne che dimostra che per rimanere giovani basta la musica (e una ferrea dieta vegetariana) e non è affatto necessario l’intervento di un chirurgo plastico, ne tanto meno vivere in camera iperbarica.

Claudio Pofi

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