IL MIO DAVID BOWIE

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IL MIO DAVID BOWIE

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Si è spento a 69 anni l’artista britannico David Robert Jones, in arte David Bowie. Non sapevo nulla della sua malattia, non avevo idea fosse Bowie_4malato, né che due giorni prima della sua scomparsa fosse uscito un nuovo album ma ieri sera, cercando di fare ordine tra orde di materiale audio e video che sta prendendo sempre più possesso della casa mi sono imbattuto nella raccolta su DVD dell’evento “Live AID” degli anni ’80 e ho deciso di vedere il primo disco, quello in cui sono inclusi i momenti prima dell’inizio del concerto, con l’arrivo di Lady Diana e del Principe Carlo. Una fila dietro di loro il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor dei Queen e qualche posto più in la proprio David Bowie, che non ho potuto non notare in uno splendido completo. L’ho trovato molto curioso quando stamani mi è giunta la triste notizia.

Non intendo entrare nella sfera del personale tanto meno raccontare la storia di Bowie perché non ne sarei capace, non conosco (purtroppo) tutte le sue opere ma se volete su Wikipedia e comunque sul Web troverete ogni tipo d’informazione a riguardo (Dio solo sa quanto saliranno di quotazione quadri e sculture, già inavvicinabili quando era ancora tra noi). Questo è David Bowie a modo mio, personale ricordo di questo grande artista la cui musica ho incontrato per la prima volta non ascoltando un disco o la radio ma mentre mi trovavo alla proiezione di “Christiane F. noi i ragazzi dello zoo di Berlino” del 1981. Bowie è il cantante adorato dalla protagonista, che si trova al concerto proprio nella capitale tedesca: tra i tanti momenti di questo dramma autobiografico mi è rimasto impresso quello in cui lo sguardo della giovane attrice protagonista Natja Brunckhorst incrocia quello di Bowie mentre si sta esibendo sul palco in Station To Station. Forse tardi ma io Bowie l’ho conosciuto così.

Bowie_l'uomo che cadde sulla terra

“L’uomo che cadde sulla Terra”, 1976

L’ho ritrovato successivamente sempre in ambito settima arte, incuriosito dalla trasposizione in pellicola del romanzo di fantascienza “L’uomo che cadde sulla Terra” di Walter Tevis del 1963 e girato da Nicolas Roeg nel ’76. Opera a dir poco complessa per un sedicenne ma nonostante le difficoltà di comprensione rimasi davvero colpito per l’interpretazione di Bowie del personaggio cardine della storia, Thomas Jerome Newton, nome terrestre dell’alieno proveniente dal pianeta Anthea con la missione di salvare gli ultimi rimasti della sua specie.

Bowie_Miriam si sveglia a mezzanotte

Con Catherine Deneuve, “The Hunger”, 1983

Il film, affatto un capolavoro ma decisamente interessante proprio per la catartica interpretazione di Bowie, non è l’unico da recuperare per (ri)scoprirne il talento su grande schermo: in medesima misura mi folgorò il vampiro morente nell’opera di esordio del compianto Tony Scott, fratello del ben più noto Ridley, quel “The Hunger – Miriam si sveglia a mezzanotte” che poi ispirò un’omonima serie tv di scarso successo molti anni dopo di cui Bowie fece parte anche se con diverso ruolo.

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L’ambiguo maggiore Jack Celliers, “Furyo”, 1983

Come dimenticare l’intensa interpretazione in “Furyo – Merry Christmas Mr. Lawrence” di Nagisa Ôshima, dove era un ufficiale britannico recluso in un campo giapponese durante la seconda guerra mondiale. Il suo maggiore Jack Celliers rappresenta il punto di rottura per il comandante della prigione capitano Yonoi, a sua volta interpretato da un altro poliedrico artista quale è il maestro Ryûichi Sakamoto, di cui nel racconto è segretamente innamorato.

Queste a mio avviso le significative testimonianze di David Bowie in campo attoriale, minore ma comunque degna di nota ci sarebbe in ultima analisi “Basquiat” di Julian Schnabel, biografia dell’artista di strada Jean Michel Basquiat in cui Bowie ebbe oneri e onori d’interpretare l’amico Andy Warhol.

Bowie_Let's Dance

Il mio primo CD di Bowie

Col tempo ho imparato ad apprezzarlo musicalmente, in assoluto ho acquistato per primo il CD “Let’s Dance”, proseguendo poi con un’edizione limitata original master recording di “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” proseguendo poi con “Scary Monsters (and Super Creeps)” e “Tonight”. Non posso dire di conoscerlo approfonditamente ma credo quanto basta per concordare con chi lo ritiene un’emblematica figura artistica che ha ampiamente influenzato il mondo della musica e non solo quella pop, vedi per esempio il progetto hard rock con i Tin Machine. A Roma nel 1987 passai di fianco al luogo dove stavano allestendo la scenografia per la tappa del ‘Glass Spider Tour’ ma da buon militare non avevo disponibilità economiche. Mi presi la rivincita anni dopo e corsi a vederlo in una splendida performance al Palatrussardi a Milano, l’8 febbraio 1996 (fu anche la prima volta sul palco dei Placebo, supporter assieme agli Ustmamò).

Nel corso degli anni sono state davvero tante le incursioni musicali di David Bowie, direttamente o indirettamente parte di colonne sonore di film anche se non tutti, cinematograficamente parlando, hanno lasciato il segno proprio come “Absolute Beginners” di Julien Temple in cui l’omonimo brano cantato da Bowie nel film non può non scatenare il ricordo delle luci e dei colori di quell’opera.

Bowie_Cercasi SusanMi rimane davvero impossibile enunciarle tutte, mi limiterò a giocare con la mia memoria: “Il bacio della pantera” di Paul Schrader con il tema del film, “Il gioco del falco” di John Schlesinger con This Is Not America, “Cercasi Susan disperatamente” di Susan Seidelman e “Trainspotting” di Danny Boyle in cui si può ascoltare Lust For Life, lo Bowie_Sevenstraordinario lungometraggio animato “Quando soffia il vento” di Jimmy T. Murakami con il brano omonimo, Fame in “Qualcosa di travolgente” di Jonathan Demme, Modern Love (per me da culto l’inizio del relativo videoclip) nel capolavoro di Leos Carax “Mauvais Sang – Rosso Sangue”, The Hearts Filthy Lesson nel cult “Se7en” di David Fincher, Suffragette City nell’ultimo film del maestro Michael Cimino “Sunchaser – Verso il sole”, Let’s Dance in “Private Parts” divertente biografia del più grande dee-jay statunitense Howard Stern e certo non ultimo Rebel Rebel nell’opera prima di Ligabue da regista, “Radiofreccia”.

È stato definito in molti modi: innovatore, rivoluzionario, sperimentatore, eroe musicale, fine attore, genio, camaleonte, provocatore, leggenda, padrino del glam rock, idolo, uomo dalle infinite sfaccettature artistiche. La sua eredità vivrà per sempre? Solo il tempo potrà confermarlo, io ben difficilmente lo dimenticherò.

Claudio Pofi

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