JASON BOURNE FUORI DALL’OMBRA

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AL CINEMA – JASON BOURNE

TOO FAST TOO GREENGRASS

Jason Bourne (Matt Damon) è un ex operativo CIA in costante fuga dall’Agenzia: perché cardine e parte integrante del piano segreto Treadstone volto a creare super agenti, perché sa troppo e rs-jason-bourne-ea2bec70-27d1-4c0a-abc0-dcd61b987aa9troppo saprebbe recuperare e potrebbe rivelare. Da anni in costante clandestinità insegue fantasmi di un passato troppo sfocato, deciso a rimettere insieme gli ultimi tasselli della propria identità e capire più d’ogni cosa il livello di coinvolgimento del padre in Treadstone, caduto in un attentato a opera di un sicario a cui non riesce a dare un volto.

Inseguito senza fine dal vice direttore Robert Dewey (Tommy Lee Jones), che ha motivi oscuri per eliminarlo a ogni costo, Jason ha sempre meno tempo per risalire all’omicida del genitore mentre verrà avvicinato dall’agente Heather Lee (Alicia Vikander) la quale, andando contro le direttive ricevute, vuole convincerlo a rientrare nell’Agenzia.

jason-bourne-vincent-cassel-600x399Confesso che quando ho scoperto che alla regia c’era nuovamente Paul Greengrass ho storto il naso, e non poco. Tanto mi aveva entusiasmato e coinvolto il primo storico “Bourne Identity” di Doug Liman del 2002 quanto mi aveva fatto venire il mal di testa il successivo “Bourne Supremacy” di Greengrass (2004) con l’uso maledettamente smodato di camera a spalla o ancora peggio a mano. Evidentemente desideroso di mantenere elevato il livello di adrenalina nello spettatore si impegnò fuori misura orchestrando sconclusionati movimenti di macchina, colpi di zoom a tradimento, primissimi piani (quasi dettagli) dei volti degli interpreti, cineprese che subiscono infiniti scossoni e impediscono di realizzare quanto stia accadendo.

Riguardo la trama l’ho trovata più che interessante nonostante leggerezze nel rendere tanto semplice quanto ridicolo ‘bucare’ firewall e protezioni penetrando il sistema informativo del Pentagono al pari delle deboli scelte di un altro script in cui tecnologia, reti e computer sono la spina dorsale del racconto come nel discutibile “Blackhat” di Michael Mann. Nel cast è presente anche un formidabile Vincent Cassel.tommy-lee-jones_1024-2af8dff4-3082-494a-aca2-bd3adaf2d096

Al pesante mal di testa del 2004 si aggiunge ora “Jason Bourne” e l’arrabbiatura per la presenza di una dignitosa sceneggiatura, a cui ha partecipato lo stesso Greengrass, che ho solo potuto immaginare diversamente diretta. All’interno della storia due lunghi inseguimenti per le strade di Atene e Las Vegas davvero esagitati, in particolare la seconda ha momenti ipercinetici e passaggi al limite del parossistico da surclassare il franchise Fast & Furious.

Jason Bourne (2016)Col terzo “Bourne Ultimatum” e ancor di più con gli interessanti “United 93” e “Captain Phillips” Greengrass mi aveva dato l’impressione di aver riflettuto (almeno in parte) sulle tecniche di ripresa, tornando a esplodere con tutta la ferocia visiva in questo nuovo capitolo di Bourne, peraltro co-prodotto dal sempre bravo Matt Damon, con repentini e innumerevoli sbalzi e strappi provocandomi un immenso cerchio alla testa per eccesso di dinamismo dell’immagine.

Scelte artistiche trasgressive? Sarà ma io non accetto un girato in tal guisa, l’uso della camera a spalla può essere parte integrante del racconto come insegnano maestri indiscussi della settima arte tra cui Bernardo Bertolucci o Stanley Kubrick al cui confronto Greengrass mostra ancor più il fianco da mero autodidatta.

Claudio Pofi

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