LA GRANDE SCOMMESSA

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LO STATO DELLE COSE

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Stati Uniti, 2005. Due anni prima dell’esplosione della bolla immobiliare e la voragine provocata dai mutui subprime, danaro concesso a the-big-short-is-a-big-hit-here-s-why-you-need-to-see-this-movie-760070individui a rischio con un passato finanziario tra debiti e insolvibilità, l’esperto finanziario Michael Burry (Christian Bale) realizza l’estrema fragilità del sistema pronosticando il possibile inizio della crisi nel 2007. Resosi conto della possibilità di trarvi profitto scommette contro il mercato immobiliare col beneplacito di diverse banche, convinte di avere a che fare con un folle. A seguire le mosse di Burry ci saranno altri investitori tra cui Jared Vennett (Ryan Gosling), dipendente di Deutsche Bank, il trader Mark Baum (Steve Carell) e alla cordata si uniranno anche due giovani a caccia di fortuna e gloria, Charlie Geller (John Magaro) e Jamie Shipley (Finn Wittrock), la cui inesperienza li porta a chiedere consiglio al banchiere in pensione Ben Rickert (Brad Pitt), moralmente affranto per la possibilità da parte di pochi di guadagnare miliardi nel momento in cui il crollo dell’economia americana trascinerà con se il futuro di milioni di famiglie americane.

bradpitt-xlargeNon sono poi molti i film che nel recente passato si sono occupati della crisi finanziaria americana scoppiata nel 2007. Come raccontare il dramma che sconvolse la vita di milioni di persone? Come dipingere il contesto storico-politico-sociale senza scivolare in sterili didascalismi e al tempo stesso staccare biglietti al botteghino? Qualcuno ci ha provato e, almeno artisticamente, con un risultato niente male: ricordo in particolare il corale “Margin Call” di J.C. Chandor del 2011, il pesantissimo “The Company Men” di John Wells del 2010 e, anche se più marginalmente, troviamo almeno due produzioni italiane: “L’industriale” di Giuliano Montaldo del 2011 e “Il capitale umano” del 2013 di Paolo Virzì.

Opere interessanti e meravigliosamente interpretate da grandi attori ma a mio avviso troppo dolorosamente vicine agli eventi ed eccessivamente negative per pensare di chiamare a se il grande pubblico.

In fondo “The Big Short – La grande scommessa” è del 2015, solo qualche anno più in la della mostruosa faglia economica di Sant’Andrea apertasi nel 2007 eppure il film, costato 28 milioni di dollari, ha incassato oltre 70 milioni solo negli Stati Uniti. A mio modesto parere il motivo principale potrebbe risiedere proprio nell’impostazione che è stata data al film: raccontando la storia di vincenti, di coloro che seppero cavalcare l’onda contro tutto e tutti uscendone miliardari come nel migliore dei sogni americani. Poi c’è la felice impostazione da film corale che in perfetta sinergia racconta gli eventi di più individui ma soprattutto dell’incredibile mente visionaria di colui che per primo realizzò la situazione, il Dr. Michael Burry, fisico e titolare di un hedge fund (fondo speculativo) di cui “The Big Short” ne è in parte la viva biografia grazie al coinvolgimento di un grande attore quale è da sempre Christian Bale.

Il film, vincitore dell’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale e del premio per il miglior montaggio da parte dell’Associazione Montatori Americani, è interessante e in parte coinvolgente, a patto di rimanere estremamente concentrati sulla terminologia tecnica, lasciandosi aiutare nei momenti in cui lo script approccia inusuali ma efficaci spiegazioni anche se questo ha significato coinvolgere in qualità di mere oratrici interpreti come Margot Robbie e Selena Gomez nel ruolo di se stesse. Ben ritmato, con la partecipazione di altri straordinari attori come Brad Pitt, qui anche co-produttore, Ryan Gosling e certo non ultimo Steve Carell in una rara quanto riuscita performance drammatica.

Nonostante il lodevole lavoro di montaggio il film risulta a tratti ostico da seguire per le varie sotto trame, tratteggiando la psicologia dei personaggi principali e le vicende che li vedono coinvolti. Sono arrivato alquanto sfinito al termine dei 130 minuti di un racconto che chiude con alcune didascalie su ciò che è stato dei protagonisti, testo a dir poco fondamentale per ricordare che, passata la tempesta, banche e banchieri hanno ripreso le proprie illecite attività come se nulla fosse accaduto.

Da Universal l’edizione home video con DVD ma soprattutto Blu-ray. Ho visionato l’opera in alta definizione per un risultato The Big Short (2015) Featurette - Below the Line.mp4_snapshot_00.18_[2016.07.24_12.10.42]superlativo sotto il profilo delle immagini, ben contrastate, ampiezza sfumature cromatiche e senso di profondità di campo. Girato ibrido principalmente 35 millimetri con differenti emulsioni (Kodak Vision3 250D 5207, Vision3 200T 5213, Vision3 500T 5219) il film è stato ripreso solo in parte in digitale (Canon EOS C500) restituendo un’altalenante grana e livello di definizione e proprio per questo calando maggiormente lo spettatore al centro degli eventi. Formato audio purtroppo solo Dolby Digital 5.1 canali per l’italiano per un ascolto dignitoso mentre la traccia inglese si fregia dell’innovativa codifica a oggetti DTS:X, diretto concorrente Dolby ATMOS, comunque retro-compatibile con decoder DTS-HD Master Audio per un ascolto 7.1 canali di eccellente fattura, ampliando notevolmente la scena sonora anche per la sezione posteriore tra dialoghi ed effetti.

Extra molto interessanti con numerosi capitoli di approfondimento sulla lavorazione, interventi di parte di cast e troupe, la ricreazione dell’epoca, la scelta degli attori, i fatti realmente accaduti e alcune scene omesse dal montaggio finale.

Claudio Pofi

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