LIVE – DURAN DURAN

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Pubblicato su Midisongs

LIVE – DURAN DURAN

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La data di Milano (5 giugno scorso) del tour “Astronaut” pare proprio aver esorcizzato i non lontani ’90 a favore di un glorioso rilancio della band e del sound più inconfondibile ed elettrizzante degli ‘80. Il Forum di Assago è gremito in ogni ordine di posto, migliaia di fan urlanti salutano la rentrée della band che molto semplicemente sale sul palco e si allinea di fronte alla folla in delirio.

Nessun supporter, una scenografia non folgorante con buona disposizione di luci e strumenti accompagna le prime note di un concerto che duran duran tour bus
inizia poco dopo le 21.00 e che durerà oltre due ore senza pausa. Simon, John, Nick, Andy e Roger attaccano alla grande con
Sunrise semicoperta dalla voce festante del pubblico, tutto indistintamente in piedi a ballare e cantare. Tornare in Italia è un’occasione veramente speciale come afferma un leggermente imbolsito Simon Le Bon pronunciando alcune parole in italiano scritte su un foglio estratto dalla tasca. I brani si succedono alternando motivi sempreverdi come Hungry LikeThe Wolf, The Reflex, Planet Earth e Union Of The Snake ad altri forse meno noti come What Happens Tomorrow. Immancabile l’ultima hit Astronaut seguita da I Don’t Want Your Love, ottimamente ritmata, a seguire la romantica Come Undone.

Coinvolgenti arrangiamenti in un riuscito amalgama sonoro mentre ciascun componente della band balla e canta coinvolto dallo scatenato front-man in una continua osmosi di energia col pubblico. A far da sfondo alla scenografia giganteschi pannelli rettangolari propongono immagini e colori in un pastiche multimediale a tratti eccessivamente contenuto, una tecnologia certo moderna e al tempo stesso retrò ben poco infarcita di elementi spettacolari ma va bene così: il concerto se domani verrà ricordato sarà per la musica e i suoi musicisti.


duran duran liveLa scena è calcata anche dalla bella e brava corista di colore Anna Ross che accompagna Simon per l’intero concerto agile come una gazzella, con la grazia nella voce e che in alcuni momenti prende posto al centro del palco per dare la possibilità al leader di cambiarsi. Ancora
Sound Of Thunder in versione remix poi John, Roger e Andy abbandonano la scena per una breve pausa lasciando spazio a voce e tastiere per la splendida The Chauffeur cantata da Simon che indossa un cappello da autista seguito poi dal resto della band a rendere ulteriormente emozionante la chiusura del brano. Non scorrono le immagini dell’omonimo film di 007 e nemmeno quelle del famoso videoclip realizzato sulla torre Eiffel a Parigi durante l’esecuzione di A View To A Kill mentre l’emozione prosegue con Ordinary World e l’immancabile Save A Prayer che Simon lascia felicemente cantare al pubblico mentre il consueto stuolo di telefonini e accendini illumina parterre e galleria.

Nonostante l’ampia biblioteca di immagini e videoclip raccolta in oltre venti anni di carriera lasciasse l’imbarazzo della scelta quanto ad accompagnamento video la regia ha preferito optare su immagini spesso astratte, comunque originali e complementari ai brani mantenendo il giusto equilibrio e la giusta attenzione sulla band. Unica eccezione una sorta di animazione japan-style in cui i Duran si trovano a combattere contro un’invasione aliena di incapaci musicisti. La conferma di una scaletta da togliere il fiato è definitiva quando si succedono in ordine Taste The summer, Notorious, Nice fino alla potente Careless Memories sino al manifesto musicale di metà anni ’80 Wild Boys, che trascina il pubblico in maniera totale.

Sono oramai passate quasi due ore ma l’energia è ancora tutta li, la band si allontana salutando e ripresentandosi poco dopo per
duran duran live 2l’immancabile encore che giunge con
Make Me Smile, seguita da Girls On Film che Simon usa per presentare il gruppo. Il cantante si sposta poi alla sinistra del palco, si arrampica fino a raggiungere la ringhiera della prima galleria trovando a sua volta una ragazza che lo presenti, l’elettricità e la gioia dei fan salgono a mille quando la band intona le prime note di Rio, brano vessillo dell’omonimo album capolavoro.

Gli ultimi lavori del gruppo a partire da “Pop Trash” hanno dimostrato la necessità e la ricerca di nuovi orizzonti sonori spesso atipici rispetto a un più che glorioso sound del passato. Nonostante la polvere del tempo i Duran Duran ancora oggi dimostrano grandi doti interpretative, voglia di suonare ed entusiasmo musicale. L’eterogenea partecipazione al concerto di fan di tutte le età è l’ennesima conferma che la band ha conquistato la fiducia di nuove generazioni che hanno potuto conoscere l’onda anomala musicale degli ’80 la cui estate non sembra avere fine.

Claudio Pofi

 

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