MONEY MONSTER – L’ALTRA FACCIA DEL DENARO

money-monster-banner
mmonster-bd-defi-final
mmonster-dvd-defi-final

HOME VIDEO – MONEY MONSTER L’ALTRA FACCIA DEL DENARO

SUPERCAZZOLA FINANZIARIA AMERICANA

Money Monster” è un programma televisivo in cui l’alta finanza diventa spettacolo, l’anchorman Lee Gates (George Clooney) sciorina George Clooneyconsigli e si fa beffa di titoli e azioni al ritmo di musica e balletti. Tra una battuta e uno sberleffo le sue parole arrivano a milioni di americani che finiscono anche per dargli credito seguendo previsioni e consigli d’investimento. Uno spettacolo di successo sotto il controllo della produttrice Patty Fenn (Julia Roberts), stanca d’arginare l’ego di Gates che nel giro di un istante passa da baldanzoso intrattenitore a miserabile in balia di un giovane che irrompe nello studio agitando una pistola e facendogli indossare un giubbotto esplosivo. Kyle Budwell (Jack O’Connell) non è un terrorista o un folle maniaco ma un semplice cittadino che seguendo i consigli di Gates ha perduto l’eredità e pretende valide spiegazioni.

df-09428_r-h_2016Raccontare i giochi sporchi dell’alta finanza con un approccio dal basso, questa potrebbe essere l’idea da cui sono partiti gli sceneggiatori di “Money Monster” Alan DiFiore, Jim Kouf e Jamie Linden, terzetto forse non propriamente assortito per una sceneggiatura che pretende di mettere in scena ciò che si cela dietro la facciata di un certo mercato borsistico. Un approccio tra divismo, cinismo e zero morale che racconta uno spaccato della realtà finanziaria, quella in cui poche mani forti capovolgono le sorti dell’andamento di un titolo a proprio esclusivo vantaggio a scapito di tutti gli altri. E la novità quale sarebbe? L’insider trading? Di opere che raccontano nefandezze finanziarie ne ricordo alcune: “The Big Short”, “Margin Call”, “The Bank – Il nemico pubblico n°1”, nessuna davvero capace di tenere alta la tensione e l’attenzione senza perdersi in rivoli di tecnicismi comprensibili quanto un geroglifico egiziano, eccetto quelle che hanno inteso la borsa come uno show, “Wall Street” e il sequel giusto per citare i più noti.

Il teatrino messo in piedi dalla produzione del film non scoperchia chissà quale vaso di Pandora ma scopre invece l’acqua calda quando si money-monster-moviecapisce cosa sia realmente accaduto al titolo in ascesa di una multinazionale su cui si poteva puntare senza margine d’errore. Devo dare atto alla Foster e agli sceneggiatori di essere quanto meno riusciti a passare il messaggio dell’inutilità fatta persona di certi grandi comunicatori, mezzo busto della tv col cervello composto d’aria fritta a cui troppa gente ancora da credito, costruendo però una storia dal retrogusto ridicolo quando, per giustificare la meschina manovra operata dall’amministratore delegato dell’azienda, ci si fa scudo di termini irreali affermando che il software che gestisce il trading ad alta frequenza ha fallito per un ‘glitch’, tanto valeva parlare di supercàzzola finanziaria.

Money MonsterLa prima parte all’interno dello studio tv dove si consumano spettacolo e tragedia ancora regge mentre mi ha convinto meno la ‘passeggiata’ della coppia conduttore-attentatore in palese combutta: in pieno giorno per urlanti filari di cittadini incuranti del pericolo che reclamano giustizia, mentre marciano verso la sede dell’azienda per incontrare la dirigenza e scoprire l’arcano. Perché ormai il pianeta è un solo unico globo interconnesso da reti e satelliti dove tutti vedono tutto e tutti e bastano un paio di nerd in uno luogo sperduto dei Paesi Bassi a smascherare la truffaldina operazione, veloci al pari di Hugh Jackman che scavalca il firewall di un server del governo americano in “Codice: Swordfish” mentre subisce una fellatio. Sarà, ma una volta andati a carte scoperte la tensione si sgonfia rapidamente verso una scontata risoluzione.

La Foster, che ha giostrato senza panico l’invasione di cineprese HD cinema in mezzo a un set televisivo, è comunque meno brillante che in moneymonsterphotospassato, il suo precedente film “Mr. Beaver” risale al 2011. Bravo il cast: Clooney e la Roberts convincono anche grazie alla presenza scenica di due voci storiche e strepitose parte dell’eccellente cartello doppiatori quali Francesco Pannofino e Cristina Boraschi. Film che ricordo co-prodotto dallo stesso Clooney al fianco dell’attore Grant Heslov (“True Lies”, “Argo”).

1024x1024Da Sony Pictures HE l’edizione DVD ma soprattutto Blu-ray, una versione in alta definizione di pregevole fattura per una produzione interamente realizzata in digitale (Arri Alexa XT 4k e Red Epic Dragon per alcune scene in 6k). Colori sgargianti, neri profondi e una resa d’eccellenza con qualsiasi condizione di luce, senso di profondità di campo e solidità, formato immagine 2.39:1 (codifica video AVC/MPEG-4/23.97p). Meno interessante il comparto audio con due tracce DTS-HD Master Audio 5.1 canali italiano e inglese dove prevale nettamente la sezione anteriore sentendo, anche se solo in parte, l’assenza di maggior volume di elementi dai due canali posteriori e maggiore profondità del subwoofer.

Extra: focus sul personaggio interpretato da George Clooney (5′), ulteriore approfondimento sulla produzione (10′), analisi e preparazione della ‘resa dei conti’ (7′), video musicale di Dan The Automator, circa 2,5 minuti di scene eliminate dal montaggio finale. Sottotitoli in italiano.

Claudio Pofi

0 Comment

Send a Comment

Your email address will not be published.