Personal Shopper

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Al Cinema – Personal Shopper

Merci Olivier Assayas!

personal-shopper-3Nel drammatico “Personal Shopper” seguiamo la vita di Maureen (Kristen Stewart), giovane americana rimasta a Parigi in seguito alla perdita del fratello gemello con cui condivideva una malformazione congenita al cuore e la sensibilità da medium. Per mantenersi si trova alle antipatiche dipendenze di Kyra (Nora von Waldstätten), modella miliardaria per la quale svolge mansioni di personal shopper, sorta di consulente per gli acquisti costretta principalmente a recuperare costosi capi d’abbigliamento e gioielli.

La capacità di percepire l’ultraterreno la spinge verso spiacevoli esperienze, speranzosa di imbattersi un giorno in un ks 1incontrovertibile segno della presenza del fratello. Lontana dal fidanzato, volutamente isolata e in solitudine, un misterioso individuo prende a inviarle messaggi sul cellulare, soggetto che pare sapere molto di lei finendo per intrigarla.

Ben presto i recettori del paranormale di Maureen andranno ulteriormente ad acuirsi in seguito alla scoperta di un brutale delitto, entrando in contatto con un’eterea presenza che la segue ovunque e la spinge a capire se si tratti proprio del gemello perduto.

Senza alcuna aspettativa ma soprattutto senza saperne assolutamente nulla (provate per una volta l’ebrezza dell’ignoto, andate al cinema e immergetevi nel buio della sala e della storia) sono rimasto rapito dal film di Olivier Assayas (“Sils Maria”, “Qualcosa nell’aria”), regista che non conosco in profondità, autore di script lontani dal mainstream, parte francese del cuore pulsante dell’arte nel far cinema.

A sorprendermi più di tutto la stratificazione del racconto, sostenuto con magistrale maturità da una sofferente ma anche sensuale Kristen Stewart, anni luce dall’amata teen-ager della saga di “Twilight”. Il suo è un intenso e malinconico personaggio, agnostico, in spasmodica attesa e ricerca di un segno che confermi la ritrovata pace del fratello defunto, facendo lo slalom tra i capricci di una donna del jet-set internazionale.

Un film che potrebbe condurre verso un raro stato di coinvolgimento, viaggio terreno di comunicazione con l’ultraterreno all’interno di una fine e sensibile sceneggiatura con lampi di cinema hitchcockiano scritta dallo stesso Assayas, inquieta e inquietante come l’animo stesso della protagonista, con inaspettate pieghe narrative e un piacevole retrogusto lynchiano.

Miglior regia Cannes 2016, Cinema d’Autore che sorprende tra mente e cuore, realtà e astrazione, dove la risposta finisce per contar meno dell’interrogativo stesso.

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