STRADE PERDUTE

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ALLUCINAZIONE PERVERSA

 

TRAMA

Un veicolo illumina una folle e solitaria corsa notturna per una strada senza fine.

Fred (Bill Pullman) è un musicista jazz che vive a Los Angeles. Una mattina un misterioso individuo lo avvisa attraverso il citofono che ‘Dick losthighway4-1600x900-c-defaultLaurent è morto’. Davanti all’ingresso di casa anonime videocassette si avvicendano con immagini proprio dell’appartamento in cui vive, sino a quelle raccapriccianti in cui giace urlante accanto alla moglie fatta a pezzi. Perché Fred ha problemi di virilità che lo hanno spinto a temere il comportamento fedifrago di Renee (Patricia Arquette), assassinata in un raptus di gelosia, insano gesto che lo ha condannato alla sedia elettrica. Rinchiuso nel braccio della morte una mattina nella cella che lo ospita viene trovato il giovane Pete (Balthazar Getty), di Fred nessuna traccia.

Ndr: sperando di rendere meno ostica la recensione ho aggiunto ulteriori elementi della storia. Evitate di proseguire nel sottostante sviluppo se foste intenzionati a vedere il film per la prima volta.

large_lost_highway_lynch_blu-ray_2Mentre reiterano lampi di luce e tuoni a presagio di un temporale che non arriva mai seguiamo la vita di Pete, giovane meccanico che odia il jazz e sa come fare felice una donna. Il suo lavoro lo porta ben presto a contatto con la bella Alice (Patricia Arquette), identica a Renee, fidanzata col boss del crimine Mr. Eddie (Robert Loggia), tradito a sua volta con Pete il quale per fuggire con Renee si convince a derubare Andy (Michael Massee) che muore nel corso di una violenta colluttazione, amico di Eddie entrambi legati a film pornografici di cui la donna è protagonista. Nel deserto, in attesa del ricettatore, dopo un amplesso consumato alla luce dei fari dell’auto anche la coppia svanisce nel nulla mentre ricompare Fred che rintraccia e uccide Mr. Eddie, noto anche come Dick Laurent, amante della moglie.

Prima di ritrovarsi inseguito dalla polizia Fred si ferma un istante davanti a casa sua per comunicare al citofono che ‘Dick Laurent è morto’. La fuga in auto prosegue sino al momento in cui la testa di Fred si scuote sempre più violentemente deformandosi, come in precedenza lampi accecanti tornano a squarciare l’ambiente circostante mentre il veicolo illumina una folle e solitaria corsa notturna per una strada senza fine.

RECENSIONE

Lost highway – Strade Perdute” è uno dei disturbanti capolavori del maestro David Lynch con molteplici piani di lettura a scatenare la fantasia Lost_Highway_18dello spettatore. Iconica summa dell’arte visionaria nel cinema dell’eclettico artista che ancora oggi se la ride di fronte ad alcune strampalate teorie e scommesse sull’interpretazione piena di una messinscena che ben difficilmente si presta a tale esercizio, tanto varrebbe dichiarare di essere capaci di intendere senza margine d’errore uno schizofrenico affetto da personalità multiple quale potrebbe essere l’interprete maschile principale, che rifugge nel (sicuro) labirinto della propria mente allontanandosi dall’orrenda realtà (condanna alla sedia elettrica, lampi di luce forse derivanti dalle scariche durante l’esecuzione) creandone una alternativa, pescando tra i meandri di fantasie erotiche, sospetti di tradimento, un’altra vita.

Comunque la si metta il puzzle della straordinaria sceneggiatura, scritta dallo stesso Lynch assieme a Barry Gifford (già collaboratore per “Cuore selvaggio”), rende ostico completare il quadro al fine di ottenere un’immagine dai contorni definiti senza fare a cazzotti con teorie e supposizioni, per esempio su chi potrebbe aver lasciato le VHS, probabilmente elementi della memoria di Fred (“preferisco ricordare le cose da solo”), chi sia il mefistofelico individuo ‘amico di Dick Laurent’ col potere della bilocazione che affianca ripetutamente Fred: parto di una mente malata, controparte negativa del folle oppure oscuro messaggero del male? Uno, tanti o nessuno? Dove finisce la realtà e inizia il sogno che muta in incubo?

lost highway 3In risposta a queste e molte altre domande sono stati scritti saggi, tesi di laurea e approfondite analisi eppure dopo letture e interpretazioni anche l’ennesima visione è per me spiazzante tanto quanto la prima, delirante, follemente circolare, parte della “trilogia del sogno” assieme al (vagamente) più lineare “Mulholland Drive” e il criptico “Inland Empire”.

In ultima analisi ho trovato oltremodo interessanti le similitudini tra “Lost highway” e l’altrettanto affascinante approccio onirico in “Jacob’s Ladder – Allucinazione Perversa”, gioiello di Adrian Lyne (se non l’avete visto recuperatelo assolutamente).

Collante dell’intera vicenda e contrappunto sensoriale la colonna sonora di Angelo Badalamenti (“Twin Peaks”) mista a una incredibile selezione di brani tra cui il gruppo tedesco Rammstein, Trent Reznor (leader dei Nine Inch Nails, sperimentatore e curatore di strepitose musiche come quelle per “The Social Network” di David Fincher) o il compianto David Bowie con la magnifica I’m deranged che apre e chiude l’opera. Nel cast segnalo la presenza di Giovanni Ribisi (“Avatar”, “Salvate il soldato Ryan”), Gary Busey (“Un mercoledì da leoni”, l’originale “Point Break”), Richard Pryor nel suo ultimo ruolo cinematografico e un inquietante cameo di Marilyn Manson, presente anche col brano I put a spell on you, al suo debutto su grande schermo con una fugace apparizione tra gli scorci bianco e nero del film porno di cui è protagonista Alice.

Ancora oggi come quel fatidico giorno della prima visione in sala mi sono ritrovato a interrogarmi tra le pieghe del frastornante labirinto dello lost-highway-carscript nel quale ho strutturato la mia personale via di uscita, arretrando nuovamente quando ho sentito che stavo scivolando tra le rovine di ricordi e nuove elucubrazioni prima di mutare io stesso in creatura lynchiana, prima di dare l’ennesimo pretesto al maestro per l’ennesima risata.

SECONDA EDIZIONE BLU-RAY ITALIANA

L’edizione blu-ray di Raro Video e Mustang distribuita da CG Home Video, a distanza di alcuni anni dalla precedente di Koch Media, offre la medesima qualità d’immagine lasciando supporre derivino entrambe dal medesimo master. La qualità video è un gradino sopra la media, formato immagine 2.35:1 (codifica video AVC/MPEG-4) i neri non hanno particolare profondità e capacità di restituire un elevato senso di profondità di campo nelle numerose sequenze semibuie e notturne, colori con discreta intensità con la complicità della fotografia voluta dal regista e gestita da Peter Deming (“Mulholland Drive”, “Il grande e potente Oz”).

In questa seconda pubblicazione è percepibile maggiore incisività da parte della sezione audio con tracce italiano e inglese DTS-HD Master Audio 5.1 canali che prevalgono dinamicamente sulla controparte Dolby Digital 2.0 canali senza però essere in grado di risaltare con efficacia la colonna sonora. Sottotitoli in italiano disponibili solo selezionando la lingua originale.

Identici anche gli extra con trailer, making of di poco meno di 10 minuti e un capitolo con dissertazione sul film a cura di David Lynch di circa 5 minuti. Incluso libretto testuale con approfondimenti su trama e produzione.

Claudio Pofi

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